mercoledì 18 dicembre 2013

IMPIANTI RUGOSI Vs IMPIANTI LISCI





Credo siate tutti d'accordo con me nell'affermare l'Implantologia orale osteointegrata negli ultimi anni abbia fatto passi da gigante, difatti i recenti studi a lungo termine hanno enfatizzato le alte percentuali di successo raggiunte dalle tecniche di osteointegrazione implantare; si riportano percentuali di successo dell’80-90% a 5-10 anni nel mascellarepercentuali del 92% per il mascellare e del 94% per la mandibola a 5 anni, e del 78% nel mascellare e 
86% nella mandibola a 15 anni. 
L'implantologia orale osteointegrata ha rinnovato radicalmente la pratica odontoiatrica nel campo delle riabilitazioni protesiche. Gli impianti dentali offrono nuove possibilità di trattamento per le edentulie, sia nelle sostituzioni di un dente singolo sia nei casi di edentulia parziale che totale, rappresentando oggi una valida alternativa alla protesi fissa tradizionale. Inoltre nelle edentulie totali la riabilitazione con protesi implantare (Full-arch bridge, overdenture) rappresenta una valida alternativa per protesi più stabili con valida integrazione funzionale.

Un’attenta selezione dei pazienti, una programmazione del trattamento riabilitativo implantoprotesico con procedure di integrazione osteomirate e protesicamente guidate rendono possibile, insieme alle nuove procedure di rigenerazione ossea (GBR) per gli incrementi orizzontali o verticali di cresta, di rialzi di seno e di trasposizione di strutture quali il fascio vascolo-nervoso del canale alveolare inferiore, l’inserimento di impianti con sempre maggiori garanzie di successo anche in pazienti con volumi ossei considerati prima inadeguati 

Il successo di una protesi implantare e di una valida osteointegrazione  è valutato secondo i seguenti punti:

• assenza di mobilità dell’impianto
• assenza di radiotrasparenze perimplantari
• recessione marginale preimplantare minore o uguale a 0.2 mm/anno
• assenza di segni e sintomi di infiammazioni, infezioni, neuropatie e di lesioni delle strutture coinvolte dalle procedure chirurgico-protesiche 


LA MALATTIA PERIMPLANTARE 
(perimplantite)

Le cause di fallimento dell’integrazione implantare possono essere:

• trauma chirurgico
• infezioni
• tabagismo
• fattori biomeccanici
• patologie ossee
• patologie sistemiche

Le manifestazioni patologiche che coinvolgono i tessuti perimplantari, muco-gengivali ed ossei, hanno un’eziopatogenesi strettamente correlata alla morfostruttura anatomica ed istologica specifica degli stessi tessuti coinvolti nell’integrazione, alla morfologia superficiale della fixture ed alla precisione di accoppiamento dei componenti implantari.

Tutte queste condizioni peculiari del sito implantare fanno sì che il principale fattore eziologico della malattia perimplantare sia quello infettivo; ricerche microbiologiche e cliniche sperimentali hanno dimostrato che un efficace controllo di placca batterica riduce la possibilità di malattia perimplantare così come per la malattia parodontale 
Nel solco gengivale perimplantare sano è presente una flora batterica saprofita aerobica non mobile gram positiva mentre quella isolata in casi di perimplantite è una flora anaerobica mobile Gram negativa costituita da bastoncelli e spirochete. 

Gli impianti con superficie liscia presentano una più alta incidenza di mancata osteointegrazione precoce, mentre quelli a superficie porosa sono associati a maggior percentuale di complicanze tardive da infezione batterica.

I vantaggi che offre una superificie porosa sono enormemente maggiori di quelli offerti da una liscia,

sono dati di fatto la rugofilia delle cellule, la maggiore osteoconnessione, la maggiore ritenzione meccanica,

la secrezione del TGFβ2, un fattore di crescita coinvolto nella proliferazione e nel differenziamento degli 

osteoblasti , l’espressione dell’mRNA del RunX2

tipo II, il quale attiva i geni implicati nel differenziamento e nella mineralizzazione del tessuto osseo, 

l’espressione della BSP e dell’osteopontina, ma non dell’osteonectina.

Non a caso gli studiosi sono stati tutti d'accordo nell'eleggere le superfici rugose quali gold standard 

nell'implantologia.

A mio parere basterebbe per ovviare al problema della maggiore incidenza delle perimplantiti prendere in 

maggiore considerazione  quegli impianti come quelli della Intra-lock in cui si è data priorità in fase di ricerca 

alla precisione di accoppiamento dei componenti implantari garantendo cosi:


• la distribuzione omogenea delle forze applicate dall’abutment alla fixture e da questa all’osso perimplantare
• la preservazione del fit passivo delle componenti protesiche e del combaciamento occlusale
• l’assenza di gap tra abtument e fixture che altrimenti costituirebbe uno spazio morto non detergibile facilmente colonizzabile da parte di batteri parodontopatici e quindi perimplanto-patogeni

















L'immagine qui sopra ci mostra che una connessione che all'apparenza sembra un sigillo perfetto ad un 

determinato ingrandimento, nella realtà non lo è!

Infatti magnificando ulteriormente si nota uno spazio in cui si può annidare di tutto.





Quello che segue è uno studio che mette a confronto le tre connessioni Straumann, Nobel ed Intra-lock i cui 

risultati mettono in evidenza un sigillo ermetico da parte di Intra-lock a differenza dei suoi concorrenti che 

invece già dalle prime ore mostrano un passaggio di liquido dall'interno all'esterno dell'impianto attraverso le 

rispettive connessioni che nella bocca di un paziente rappresenterebbe un grosso rischio di infiltrazioni 

batteriche. 












Dopo 144 ore di incubazione la connessione Intra-lock ha rilasciato circa il 22% del marcatore TB, la connessione  Straumann 55%, la connessione della Nobel il 100%.


Questo il lavoro:

In vitro evaluation of the implant abutment connection sealing capability of different implant systems
P. G. COELHO*, P. SUDACK*, M. SUZUKI†, K. S. KURTZ‡, G. E. ROMANOS§ &
N. R. F. A. SILVA* *Department of Biomaterials and Biomimetics, New York University, New York, NY, †Department of Prosthodontics and Operative Dentistry, Tufts School of Dental Medicine, Boston, MA, ‡Departments of Dentistry & Otolaryngology, Montefiore Medical Center ⁄ Albert Einstein College of Medicine, Bronx, NY and §Department of Periodontology, University of Rochester School of Dentistryand Medicine, Rochester, NY, USA

Il mancato adattamento tra l’impianto e l’abutment si associa al fallimento meccanico della protesi e ad una diminuzione dell’altezza dell’osso peri implantare.
Oltre alle complicazioni biomeccaniche, un altro potenziale svantaggio che può verificarsi a causa del cattivo adattamento dell’impianto è l’insorgere d’infiammazioni nei tessuti molli circostanti i quali possono influenzare quella che è la funzione di supporto dell’osso alveolare.
In accordo con numerosi studi, la distanza tra l’impianto e l’abutment li dove dovrebbero essere in contatto,  potrebbe mettere a repentaglio il successo della terapia implantare a breve e a lungo termine a causa di sovraccarico meccanico, svitamento della connessione stessa durante la funzione ed infiammazione cronica o acuta dei tessuti peri implantari.
La spiegazione del gap, cioè quella distanza tra impianto e abutment include la: fabbricazione imprecisa di alcune parti dell’impianto, l’eccessivo torque nella fase di avvitamento dell’abutment che porterebbe ad un adattamento improprio della coppia protesica.
Prendendo in considerazione che durante tale lavoro scientifico è stata prestata particolare attenzione alla fase di adattamento e al torque applicato nella fase di avvitamento, la perdita del marker colorato è stata causata probabilmente dalla lavorazione imprecisa del piatto implantare, della parte maschia esagonale oppure della parte femmina esagonale.
Ad ogni modo la connessione impianto- abutment Intra-lock si è dimostrata la più efficace, riportando perdite minime e statisticamente irrilevanti, mentre per l’Impianto Straumann le perdite raggiungono il 55% del marker contenuto nella connessione e nell’Impianto della Nobel dal punto di vista dell’ermeticità della suddetta connessione risulta completamente fallimentare, raggiungendo una perdita del 100% del marcatore colorato contenuto nella connessione.



Concludendo... la bontà di un impianto, della sua connessione, dell'assenza di 

rilascio di fattori inquinanti nel sito ostotomico, non può prescindere da una 

corretta pratica clinica; difatti l'attenta anamnesi del paziente e dei 

fattori di rischio uniti ad un efficace controllo della placca batterica e delle 

condizioni di sterilità del campo di lavoro riducono al minimo il rischio di 

perdita degli impianti, mantenendo allo stesso tempo tutte quelle 

 caratteristiche universalmente accettate che ci hanno portato ad ottenere nel 

2013 percentuali di successo implantare del 96%.






Clinical and radiografics aspects of perimplant inflammatory disease are related to etiopatogenetic events
that give rise to perimplantitis creating criteria for proper diagnosis and prevention.

1 commento:

  1. Articolo molto interessante, ho personalmente problemi con i miei impianti, spero che gli altri hanno meno problemi. dentisti croazia

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